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Fla
Per molto tempo non ho mai separato davvero il lavoro dal resto.
Pensare, osservare, progettare succedeva sempre. Anche quando non ero davanti a uno schermo. La grafica non era una professione, era il modo in cui filtravo quello che vedevo. Una lente che restava accesa anche nei momenti in cui avrebbe potuto spegnersi.
Poi ho iniziato a sentire una stanchezza diversa.
Non fisica. Più sottile. Come se stessi trasformando in output ogni cosa che vivevo. E a un certo punto mi sono chiesto se fosse necessario farlo sempre.
Negli ultimi anni sto imparando a fermarmi. Non per rallentare in modo strategico. Non per “ricaricarmi”. Proprio per stare. Per lasciare che alcune cose restino senza diventare subito progetto.
Relazioni, silenzi, gesti quotidiani, giornate che non producono niente di misurabile. All’inizio mi sembrava tempo perso. Ora capisco che è lì che si muove qualcosa, anche se non si vede.
Quello che faccio non nasce solo dal fare.
Nasce anche da quello che non finisce online. Da pensieri che restano aperti. Da cose che mi porto dietro per settimane senza sapere se diventeranno qualcosa.
La grafica arriva dopo. È uno strumento, non l’origine. Mi serve per dare una struttura a pensieri che altrimenti resterebbero sparsi. Per togliere rumore più che per aggiungerne.
Non mi interessa costruire lavori “definitivi”. Mi interessa che restino in movimento.
Ogni progetto qui è un passaggio. A volte funziona, a volte meno. Ma quello che mi interessa davvero è capire cosa succede mentre lo faccio.
A volte mi sento fuori tempo.
Come quando tutti parlano di velocità, crescita, performance… e io mi ritrovo a guardare un dettaglio minuscolo che sembra non servire a niente. Non lo faccio per andare contro. È che lì sento qualcosa di più sincero. Anche se non so ancora spiegare cosa sia.
flavi.it nasce da questo.
Non l’ho pensato come un portfolio da aggiornare ogni volta che chiudo un lavoro. E non riesco a viverlo nemmeno come un blog con un calendario preciso.
Non c’è una rubrica, non c’è una frequenza. A volte pubblico tre cose in poco tempo, a volte passa un mese e non succede nulla. Non perché manchi qualcosa da dire, ma perché non sempre quello che penso ha bisogno di diventare subito contenuto.
Non c’è nemmeno una strategia vera dietro. Non sto cercando di posizionarmi in un modo preciso o di raccontare una versione ottimizzata di me. Questo spazio mi serve più per capire dove sto andando che per dimostrarlo.
flavi.it assomiglia più a uno spazio tenuto aperto che a una vetrina da sistemare. Non lo uso per esporre solo ciò che funziona meglio. Lo uso per lasciare traccia di come penso, anche quando il pensiero non è lineare, anche quando cambia forma.
A volte ho l’impressione che online tutto debba essere già pronto. Già risolto. Già coerente.
Io non sempre lo sono.
Mi interessa che qui si senta il passaggio, non la confezione.
Ma è così che mi sembra più onesto lavorare.

